ritrovai me stesso.
M'apparve seco l'ardire d'essere ancora uomo come fui,
prima di trovare la fine di una vita passata
a cercare nella donna che amavo, ogni speranza.
Lì mi ritrovai a sperare ancora, riflesso in un nuovo me.
Forse perché ferma, trasparente,
d'un fondo smeraldo,
mi sapeva mostrare attraverso se stessa,
un nuovo riflesso di me.
Sebbene vi sia una vita tra l'alga verde,
le rosse terre limose teatro di piccoli insettiformi ricordi,
era la sua trasparenza, la sera,
fermo anche l'ultimo sospiro di vento,
che mi seppe mostrare,
attraversandone la voce fluida, la bellezza…
Non la sua, adamantina proprietà d'acqua,
ma insolitamente la mia.
Contemplava il suo silenzio, il mio sguardo.
Contemplava, il suo silenzio, il carpire i suoi particolari;
una conchiglia, ricordo della vita d'una lumaca.
Poi la bufera che il giorno prima scoprì un suo segreto.
Persino mi parve di scorgere il suo profumo d'erba
attraverso le parole, azzurrine e ricurve per l'emozione.
Fu lì che attraverso lei scoprii me.
E fu lì, nel suo silenzio, che gemendo, perdetti me stesso.
Perché come un olio io finii disteso sul velo delicato
che le copriva il viso. Un onta dispersa sull'acqua.
Perché la bellezza non è d'uno o dell'altro
ma è la vita che scorre fra le foglie logore d'un lago.
Nel riflesso iridescente del cielo
ricongiunto all'acqua.
Cosi mi dissolsi, cielo,
fattosi piccolo fra un grosso legno e la riva.
E lì scoprii essere bello non meno di lei
perché lei era me, ed io ero lei.
La riconoscenza è in me
per la consapevolezza ritrovata in te.
Grazie sta piuttosto in una parola semplice: Gioia.
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