21 apr 2008

Lolita

Stanley Kubrick-1961

I
« Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita. »
III
...«Là a pochi passi dai grandi, stavamo sdraiati tutta la mattina sulla rena soffice in un pietrificato parossismo di desiderio, e approfittavamo di ogni benedetto lapsus dello spazio e del tempo per toccarci: la sua mano, seminascosta dalla sabbia, avanzava furtiva verso di me; le sottili dita abbronzate, come sonnambule, si facevano sempre più vicine; e poi il suo ginocchio opalescente iniziava un lungo, cauto tragitto; qualche volta un bastione occasionale, costruito dai bambini più piccoli, ci forniva riparo sufficiente per sfiorarci le labbra cosparse di salsedine. Quei contatti incompleti portavano i nostri giovani corpi, sani e inesperti, a un tale stato di sovraeccitazione che neppure l'acqua fredda e azzurra, nella quale continuavamo ad abbrancarci, poteva darci sollievo»...("Lolita" di V. Nabokov)

Ideale dolorosamente infranto dalla realtà adolescenziale.
Chi non ricorda e non è legato ad un bacio come all'atto d'amore più puro?
Qual'è il peso assunto dal compromesso di una vita terrena e cosi talvolta ignobile,
nell'affrontare un nascente amore?
Vi è un confine netto fra la malattia e il tentativo di difendere l'ideale bellezza e purezza
della fanciullezza?
Sin dal primo capitolo...è un libro che racconta un dolore.



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